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La terapia dell’anoressia nervosa andrebbe condotta idealmente a livello ambulatoriale, ma questa condizione non sempre è possibile ed è indicata solo per le pazienti che presentano una perdita di peso non allarmante (inferiore al 25%), assenza di complicazioni mediche, motivazione al cambiamento, presenza di un ambiente familiare favorevole.
Il trattamento ambulatoriale può comunque essere tentato, ma se dopo un periodo di 12-16 settimane non si verifica nessun miglioramento si raccomanda l’ospedalizzazione per evitare la cronicizzazione del disturbo.
L’intervento ospedaliero dell’anoressia nervosa si pone due obiettivi generali:
stabilizzare le condizioni mediche-psichiatriche per gestire le complicanze acute del disturbo.
Iniziare o continuare un percorso di cura finalizzato all’interruzione dei fattori di sviluppo e mantenimento del disturbo.
Il trattamento dovrebbe essere effettuato da una equipe multidisciplinare, composta da medici (con competenze internistiche e psichiatriche), psicologi-psicoterapeuti, dietisti e personale infermieristico. Il ricovero in strutture ospedaliere di riabilitazione intensiva ha una lunga durata (90 giorni).
La terapia cognitivo-comportamentale dell’anoressia nervosa punta a cercare di modificare l’idea che il peso e le forme corporee costituiscono l’unico o il principale fattore in base al quale calcolare il proprio
valore personale.
Il trattamento prevede tre fasi per una durata complessiva di almeno un anno. La prima fase è finalizzata a normalizzare il peso e abbandonare i comportamenti di controllo del peso; la seconda fase a migliorare l’immagine corporea, la valutazione di sé e i rapporti interpersonali; la terza a terminare la terapia e prevenire le ricadute.
Il programma cognitivo-comportamentale prevede la collaborazione di più figure professionali (medici, psicologi-psicoterapeuti, dietisti) che aderiscono tutti al medesimo modello teorico.
Nonostante le impressionanti modificazioni biologiche e psicologiche che si verificano nell’anoressia nervosa, gli
studi farmacologici sono scarsi e non dimostrano un benefico effetto dei farmaci sul disturbo: il loro utilizzo non dipende dalla diagnosi, ma dalla presenza di eventuali altri caratteristiche cliniche.
L ‘approccio più ragionevole è quello di non utilizzare alcun farmaco nella fase acuta di perdita di peso, perché spesso i sintomi depressivi e ossessivi-compulsivi si riducono con l’aumento ponderale. Se tuttavia, dopo il raggiungimento di un adeguato peso corporeo, la depressione permane, può essere utile l’uso di
antidepressivi, in particolare della fluoxetina, che , oltre a presentare minori effetti collaterali rispetto ai
triciclici, sembra poter prevenire una eventuale ricaduta. Occasionalmente si possono utilizzare degli
ansiolitici, le benzodiazepine, assunti prima dei pasti: la loro utilità sembra però limitata. L’uso degli
antipsicotici è riservato solo alle pazienti più difficili e refrattarie.
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