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Si tratta di un quadro sintomatologico da poco inserito nel novero delle malattie reumatiche e di cui, solo negli ultimi anni, è stata data una definizione accurata ed è stata stilata una vera e propria mappatura delle zone del corpo interessate dalla sintomatologia.
La fibromialgia è una malattia che colpisce i muscoli causando tensione muscolare, soprattutto a livello dei tendini, e che si manifesta principalmente con le seguenti sensazioni:
- Iperalgesia, cioè percezione di dolore molto intenso anche rispetto a stimoli dolorosi lievi (es. vestiti aderenti) che, a seconda dei casi, può essere localizzato o diffuso in tutto il corpo.
- Rigidità generalizzata oppure localizzata al dorso o a livello lombare, soprattutto al risveglio, oppure dopo essere stati fermi nella stessa posizione (seduti o in piedi) per molto tempo.
- Stanchezza e affaticamento anche per minimi sforzi con ridotta resistenza alla fatica. Una specie di stanchezza che ricorda quella normalmente riferita in corso di influenza o in casi di mancanza di sonno.
- Disturbi del sonno: i muscoli, in continua tensione, non permettono di riposare in maniera adeguata; si manifestano frequenti risvegli notturni, la fase profonda del sonno è disturbata e il sonno non è ristoratore, per cui il paziente al risveglio si sente affaticato come se non avesse dormito affatto.
Mal di testa, emicrania, vertigini, crampi, parestesie, formicolio o intorpidimento di mani, piedi, braccia o gambe, cambiamenti del tono dell’umore, disturbi d’ansia e difficoltà di concentrazione sono le altre manifestazioni sintomatologiche più spesso associate alla
fibromialgia.
Non ci sono esami clinici di laboratorio che dimostrano la presenza della fibromialgia, ma la diagnosi viene fatta dallo specialista con semplici manovre di digitopressione. La tensione muscolare si manifesta in alcuni punti precisi del corpo, che sono detti “tender point” o “punti sensibili” e sono una caratteristica specifica della
fibromialgia. Quindi, per fare diagnosi, occorre che risultino dolenti alla pressione delle dita del medico almeno 11 dei 18 “punti sensibili”, oltre al fatto che il paziente deve riferire dolori diffusi da almeno tre mesi, rigidità muscolare soprattutto mattutina, stanchezza cronica, crampi, parestesie.
Anche in relazione al fatto che tutti gli esami clinici mostravano esiti negativi, negli anni ’40 la
fibromialgia venne considerata un disturbo di origine unicamente psicologica e inquadrato allo stesso livello di una
somatizzazione. L’ipotesi psicologica ha avuto una forte credibilità e, ancora oggi, nonostante i recenti dati di ricerca, continua ad avere la sua influenza.
Gli esami effettuati con i sistemi di neuro- imaging mostrano una iperattività del sistema nervoso simpatico che produce una ipervascolarizzazione dei tender point e una diminuzione del flusso cerebrale nelle aree responsabili della trasmissione e della modulazione del dolore. Questo potrebbe essere la spiegazione dell’iperalgesia che i pazienti sperimentano, in quanto il malfunzionamento di queste aree cerebrali porta ad una errata interpretazione degli stimoli dolorosi.
Inoltre, sono state dimostrate in casi di fibromialgia alterazioni di numerosi neurotrasmettitori tra cui la serotonina, la noradrenalina e il GABA coinvolti nella modulazione del dolore e nella regolazione del sonno.
In generale, quindi, la fibromialgia è legata ad una disfunzione cerebrale di elaborazione del dolore anche se non è chiaro se questa disfunzione sia la causa o l’effetto della stessa.
In pratica, non è ancora sufficientemente chiaro se sono fattori psicologici, come
ansia, stress o malessere psicologico, a generare le alterazioni cerebrali oppure se queste alterazioni dei neutrasmettitori hanno come effetto secondario un malessere psicologico.
Anche se non ci sono abbastanza evidenze per confermare o disconfermare queste ipotesi, è indubbio che
i fattori psicologici influiscono in maniera significativa sulla sintomatologia
dolorosa. E’ noto, infatti, come un continuo stato di allarme, di ansia e di tensione ma anche un senso di insoddisfazione cronica, possano influenzare il sistema nervoso simpatico e i
relativi neurotrasmettitori.
Attualmente, il trattamento farmacologico più diffuso per la cura della fibromialgia è la terapia con gli antidepressivi
SSRI (paroxetina, fluoxetina, ecc.) che hanno effetti sull’astenia e sull’insonnia.
Altri farmaci che vengono correntemente utilizzati sono gli antiepilettici (come il gabapentin o il suo derivato pregabalin), gli analgesici centrali (tramadolo e codeina/paracetamolo) e alcuni antiparkinsoniani (come il
pramipexolo). Grande interesse sta poi suscitando una nuova classe di farmaci antidepressivi, i farmaci inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina (SNRI), i quali agiscono su di un più ampio spettro di neurotrasmettitori rispetto agli SSRI.
Da ricordare, anche i sali di magnesio che hanno un importante ruolo nel metabolismo muscolare.
Al contrario, i cortisonici sono inefficaci e dovrebbero essere evitati per i loro potenziali effetti collaterali.
Alla terapia farmacologica della fibromialgia, sempre più spesso, vengono associati programmi specifici di allenamento fisico, tecniche di rilassamento, programmi di assertività, gestione dell’ansia e di consapevolezza emotiva, oltre ai programmi educativi per aiutare il paziente a comprendere la malattia e imparare a conviverci.
Il rilassamento muscolare ottiene buoni esiti in quanto cerca di rimuovere la tensione accumulata nel corpo così come gli esercizi di stiramento muscolare che guidano il paziente a muovere le articolazioni attraverso un’adeguata mobilizzazione articolare. È utile inoltre consultare un terapista della riabilitazione che aiuti a stabilire uno specifico programma di esercizi per migliorare la postura, la flessibilità e la forma fisica. Anche l’attività aerobica a basso o nullo impatto, come camminare, andare in bicicletta, nuotare o fare esercizi in acqua sono utili per migliorare il livello di forma fisica.
Infine, i programmi di consapevolezza emotiva, di assertività e di gestione dell’ansia possono sicuramente contribuire al miglioramento della sintomatologia. Acquisire consapevolezza di quelle che sono le difficoltà e i potenziali motivi di apprensione e tensione, oltre che migliorare la capacità di gestirli e affrontarli, permette di raggiungere una maggiore tranquillità psichica che riduce la tensione muscolare e le sensazioni dolorose.
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