|
L’omofobia interiorizzata indica l’insieme di sentimenti (rabbia, ansia, senso di colpa, ecc.) e atteggiamenti negativi verso caratteristiche omosessuali in se stessi e nelle altre persone. Il suo sviluppo è considerato, tuttavia, un processo normale nella vita di
gay e lesbiche, in quanto è un’inevitabile conseguenza del fatto che tutti i bambini sono esposti alle norme eterosessiste. Quasi tutte le persone omosessuali, quindi, hanno sperimentato, nel corso della propria crescita, atteggiamenti ed emozioni negative verso la propria
omosessualità. In alcuni casi, però, l’omofobia interiorizzata può causare un disagio tale da comportare lo sviluppo e il mantenimento di vere e proprie psicopatologie.
Dalle ricerche scientifiche sull’argomento, infatti, risulta che gay, lesbiche e
bisessuali presentano una più alta prevalenza di disturbi psichiatrici rispetto agli eterosessuali, tra cui
depressione, attacchi di
panico, ansia generalizzata, tentativi di suicidio. Secondo alcuni studiosi lo stigma, il pregiudizio e la discriminazione creano un ambiente sociale così stressante da favorire lo sviluppo dei
problemi psicologici. In modo più specifico, il processo di stress in gay, lesbiche e bisessuali dipenderebbe da diversi fattori collegati tra loro: gli eventi dove si è vittima del pregiudizio (discriminazione e violenze), l’aspettativa del rifiuto da parte degli altri, il nascondersi, le strategie di
fronteggiamento ed il supporto sociale e, infine, l’omofobia interiorizzata. Questa ipotesi è stata definita con il termine
minority stress e attualmente sembra essere la teoria più appropriata per spiegare
l'alta prevalenza di disturbi psichiatrici in gay e lesbiche.
Nel brano che segue, Thomas Couser (1996) descrive cosa significa essere vittima di discriminazione e violenza
verbale e spiega cosa ha provato quando ha visto la sua macchina ricoperta di scritte offensive riguardanti la propria
omosessualità. Egli afferma: “La possibilità che potessi essere osservato mi rendeva paranoico. È questo - riflettevo – ciò che significa essere omosessuale… essere costantemente infastidito da gente completamente estranea. Nel lasso di questi brevi momenti, cominciai a pensare che ci vuole una buona dose di coraggio per essere apertamente gay… come mi sentivo vulnerabile! Per alcuni giorni provai paura e shock, paura che l'incidente si potesse ripetere o che la violenza potesse aumentare. Mi sentivo violato e mi faceva rabbia la mia incapacità di reagire. Mi sentivo come fossi stato etichettato per sempre…gli stereotipi del genere e l'omofobia sminuiscono e rendono inumani tutti noi” (T. Couser, 1996,
p.56).
Torna alla pagina introduttiva
Diversità
gay e coming out
Omofobia
ed eterosessismo
A
chi rivolgersi
|