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La psicoterapia è una disciplina
molto poco omogenea; esistono decine di forme di psicoterapia individuale,
familiare, di coppia e di gruppo.
Nel trattamento dell'ipocondria, la forma di
psicoterapia che la ricerca scientifica ha dimostrato essere più efficace, nei
più brevi tempi possibile, è la "cognitivo-comportamentale".
Si tratta di una psicoterapia breve, a cadenza solitamente settimanale, in cui
il paziente svolge un ruolo attivo nella soluzione del
proprio problema e, insieme al terapeuta, si concentra
sull’apprendimento di modalità di pensiero e di comportamento più
funzionali, nell’intento di spezzare i circoli viziosi dell'ipocondria.
In ogni caso il trattamento dell'ipocondria può risultare
particolarmente difficoltoso, in quanto i soggetti non sono mai del tutto
convinti che la causa dei loro mali sia soltanto di tipo psicologico.
Generalmente la psicoterapia è possibile in quei casi in cui la persona
si preoccupa incessantemente di avere delle malattie, ma si rende conto, almeno
in parte, che le sue preoccupazioni sono eccessive e infondate. La terapia farmacologica
dell'ipocondria, ammesso che la persona accetti di prendere dei farmaci senza
temere che arrechino dei danni al proprio organismo, si basa fondamentalmente sugli
antidepressivi, sia triciclici che SSRI.
Quest'ultima classe presenta, rispetto alle precedenti, una maggiore maneggevolezza
e minori effetti collaterali.
Dato che l'ipocondria viene spesso assimilata al disturbo
ossessivo-compulsivo, considerando le preoccupazioni del paziente come delle
ossessioni di malattia, la terapia farmacologica rispecchia le linee
guida per tale disturbo, con alti dosaggi di antidepressivi ad azione
serotoninergica assunti per periodi prolungati.
Nelle forme lievi la prescrizione di sole benzodiazepine può essere
sufficiente, ma generalmente non è risolutiva e ottiene soltanto di placare
l'ansia a breve termine.
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