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La terapia cognitivo comportamentale si è dimostrata efficace per il trattamento della depressione.
Da un lato si cerca di modificare i pensieri che possono sostenere la depressione. Ad esempio le persone che ne soffrono tendono ad avere un ipercriticismo verso se stessi, tendono ad accusarsi oltre ogni evidenza, tendono a notare maggiormente gli eventi negativi nelle situazioni quotidiane.
La terapia cognitivo comportamentale aiuta la persona a sviluppare una modalità di pensiero più equilibrata e razionale.
Dall’altro lato si aiutano le persone a costruire migliori abilità per affrontare le
difficoltà quotidiane, che probabilmente hanno portato la persona ad essere depressa. Così, ad esempio, si può insegnare alla persona modalità comunicative più
efficaci o strategie per risolvere i problemi nei quali si trova coinvolto.
La terapia quindi invita la persona a riprendere gradualmente le attività che sono state abbandonate, magari cominciando da quelle più piacevoli, a sviluppare comportamenti più funzionali per risolvere i propri problemi, a pensare in modo più equilibrato e razionale.
La terapia cognitivo comportamentale si differenzia molto da altri tipologie di psicoterapie. A differenza di altre, come ad esempio la psicoanalisi, la terapia cognitivo comportamentale è centrata sul
presente, sui sintomi, tende a produrre soluzioni fattive per i problemi presentati.
In questo senso si da un peso minore a quanto accaduto nell’infanzia o a quanto gli eventi passati possano incidere sul presente. Nella terapia farmacologica
della depressione vengono impiegate numerose classi di farmaci antidepressivi: triciclici e tetraciclici
(es desipramina, nortriptilina, maprotilina, clorimipramina, imipramina,
amitriptilina, nortriptilina); agonisti multisistemici Noradrenalina-Serotonina
(es venlafaxina, trazodone); benzamidi sostituite (es amisulpiride); agonisti del sistema noradrenergico
(es mianserina, mirtazapina, reboxetina); inibitori del reuptake della serotonina
- SSRI - (es fluoxetina, fluvoxamina, paroxetina, sertralina, citalopram,
escitalopram, buspirone); donatori di gruppi metilici (S-adenosil-L-metionina). Tutte le classi si sono mostrate efficaci nel trattamento. Nelle forme resistenti possono essere utilizzate associazioni con
stabilizzanti dell'umore (es litio, valproato, carbamazepina, oxcarbamazepina, gabapentin) e in alcuni casi con ormoni tiroidei. Recentemente alcuni clinici utilizzano farmaci antiparkinson (es pramipexolo) per la loro azione favorente la trasmissione dopaminergica, tuttavia non vi sono ancora sufficienti dati per sostenere l'azione antidepressiva di tali molecole.
L'uso di antipsicotici, in associazione agli antidepressivi, è giustificata nei casi in cui il quadro depressivo si presenta con sintomi psicotici.
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